Acquacoltura Allevamento Pesci

L’impianto di acquacoltura rappresenta una struttura organizzata, dove si pratica l’allevamento di specie animali in acqua. La pratica dell’acquacoltura richiede l’uso di particolari tecniche ed il supporto delle competenze umane. Si conoscono diverse forme di acquacoltura: l’acquacoltura in marina e quella continentale o di acqua dolce. Queste, poi, possono essere ancora divise in: acquacoltura delle acque calde, che fa riferimento all’allevamento di specie di pesci tipiche delle acque continentali o tropicali, se si fa riferimento al mare; acquacoltura delle acque fredde, che si occupa dell’allevamento dei pesci di acqua dolce o presenti in mare. In particolare, è possibile suddividere ancora tra 4 tipologie di acquacoltura, relativamente alle specie di pesci allevate: 

1. Molluschicoltura, se si effettua l’allevamento di molluschi, soprattutto di bivalvi, quali: cozze, vongole e ostriche; 

2. Piscicoltura, se si effettua l’allevamento di pesci; 

3. Alghicoltura, se si pratica la coltivazione di alghe e microalghe; 

4. Crostaceicoltura, se si effettua l’allevamento dei crostacei. 

Esistono, invece, quattro diversi metodi di allevamento per la pratica dell’acquacoltura: 1. Estensivo: in questo caso, l’uomo non interviene nella fase dell’allevamento o dell’alimentazione dei pesci, ma si occupa soltanto della raccolta, attraverso il ricorso a grandi bacini d’acqua, ma per una bassa densità di pesca. Infatti, l’operatore si occupa solo di preparare adeguatamente i bacini che verranno usati per praticare l’allevamento, sincerandosi delle caratteristiche e dello stato del fondo e degli argini. Talvolta, è l’uomo stesso che incrementa la produttività naturale bacini, effettuando una concimazione preventiva. Questa forma di acquacoltura si realizza generalmente in luoghi chiusi, dove penetra una quantità di acqua necessaria per compensare l’evaporazione, ma senza avere alcun impatto sull’ambiente, ad eccezione della creazione dei bacini. Nell’acquacoltura di tipo estensivo si allevano più specie di pesce nello stesso ambiente, seppur caratterizzate da abitudini alimentari diverse (la cosiddetta policoltura); 2. Semi Intensivo: richiede l’impegno diretto dell’uomo, permettendo la raccolta di una densità massima di 20 kg/m3; 3. Intensivo: Si assiste ad un incremento della densità di allevamento, superando la naturale produttività del bacino. Pertanto, le specie presenti vengono alimentate attraverso l’integrazione di cibi naturali (pesce o cereali) o di mangimi dedicati. In questo caso, l’uomo è impegnato in prima persona, poiché dovrà curare l’allevamento, la riproduzione, lo svezzamento, l’ingrasso delle specie di pesci curate. L’allevamento intensivo richiede l’utilizzo impianti di depurazione ed ossigenazione, per lo sviluppo di una densità di pesci superiori ai 100 kg per metro cubo; 4. Iperintensivo: in questo sistema l’acqua che è presente all’interno dei bacini viene rinnovata costantemente (si parla, infatti, di sistema corrente o raceways). Tuttavia, rimane la necessità di erogare un surplus di ossigeno, per assicurare la continua respirazione del pesce. Nell’acquacoltura intensiva i fattori ambientali, quali la temperatura, l’ossigeno, l’illuminazione, il pH, la salinità, i livelli di ammoniaca sono tenuti sotto controllo in modo costante, mentre si fa uso di mangimi sempre ben studiati. 

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